Aie d’Italia su Blow Up

Aie d’Italia

2 CD

Galletti-Boston/MEI/Musica Nelle Aie

18t-70:35 + 15t-66:28

Se il MEI ha ancora una funzione, è quella di mettere in relazione tra loro le realtà più nascoste e periferiche del Paese, quelle che magari hanno i contenuti ma non l’amplificazione. E’ bastato aggirarsi tra i padiglioni di Faenza per notare d’acchito come nel mare magnum delle piccole produzioni nazionali la parte del leone la fa la musica regionale, dialettale, cronachistica o comunque di estrazione antropo-territoriale. Non uso il termine “popolare” chè allo stato dei fatti è da decenni appannaggio dei passaggi radiofonici riservati a un mainstream che si riduce alla canzonetta astorica. “Aie d’Italia” è un monumento in due cd che raccoglie contributigià secolarizzati in disco e altri incisi per la prima volta su larga scala, versioni particolari e traditional messi nero su bianco, religiosità da scongiuro e rivendicazioni sindacali, tutte unite da difficili riscontri nel commercio. Un carico da undici lo aggiunge Musica Nelle Aie, manifestazione faentina senza eguali in quanto a collegamento tra il pubblico e gli artisti, che garantisce qualità e gastronomia: nella coproduzione si respira equilibrio generale, trasud e nord, tra i calibri che ce l’hanno fatta nel tempo (Teresa De Sio che arabeggia Ukellelle, Davide van de Sfroos dal vivo, Ginevra di Marco nella fantesca toscana La malcontenta, il “fenomeno” bergamasco Bepi, lo spleen dei Mau Mau e gli aggiornamenti rock occitani firmati Lou Dalfin) e primizie loro malgrado nascoste. Dal mastodontesegnalo per sommi capi: Ij Servaj caduti da piccoli nella pentola delle ghironde, un’ Orchextra Terreste vicina alle Voix Bulgares, Bella ciao minimalista e femminile ridotta all’osso da Paola Sabbatani e Roberto Bartoli (“ma verrà un giorno che tutte quante lavoreremo in libertà”), il lucano Lizzadro e le sue teorie su folk futuro praticato, la socità vista con gli occhi del Canzoniere Piceno – Popularia che ricorda come i contenuti non possano essere disgiunti da questa forma, l’ attualissima Femmena boss di Ciccio Merolla ancorchè poco afferente alle radici. E poi Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò, mitteleuropei sotterranei, la Sicilia percussiva dei Malanova, i crudi e autoriali Costa Volpara, canti del lavoro per Sonidumbra di probabile matrice ottocentesca, Angela Milanese col classico veneto Nero nero, il collettivo Iubal con La ballata di Roberto sull’affaire TAV in vecchio stile, la pizzica di Rione Junno… Utile e catalogatrice per il già introdotto, la doppia compilazione si offre necessaria al neofita e al curioso in escursione da altri ambienti musicali, come rincasare alla trattoria dopo tonnellate di junk food massificante o finto chic che sia. (8) Enrico Veronese

Blow Up – dicembre ’09

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