“Liscio” di Romagna

VivereSlow

Da queste parti l’identità popolare fa rima con il patrimonio musicale e il ballo. E adesso un album raccoglie il meglio della tradizione

Alzi la mano chi, nel momento topico della serata, quando si sciolgono le cravatte e partono i cori , non ha mai intonato convinto Romagna mia Romagna in fiore. Oppure Ciao, ciao, ciao mare. Sono di “quelle che sanno tutti”, patrimonio condiviso dell’italiano che canta, balla, si diverte. Non a caso “Romagna nostra” è il titolo del progetto concepito nella primavera del 2009 da Giordano sangiorgi, patron de MEI, Meeting degli Indipendenti che lo ha condiviso con le principali case discografiche del liscio romagnolo, insieme alle più significative realtà di recupero della tradizione della nostra “musica delle aie”. L’operazione, che ha avuto l’appoggio dell’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna ha l’intento di riproporre in una veste aggiornata il patrimonio musicale romagnolo, obiettivo assolutamente condivisibile da chi, come chi scrive, è convinto che anche nelle musiche, nei canti e nei balli, viva l’identità popolare.

Partendo da queste considerazioni ha preso vita un album realizzato da Massimo Bubola con una sorta di supergruppo battezzato Circolo Sociale del Liscio. Massimo, autore di tanti brani di successo, attento alle letterature e alle musiche tradizionali di area italiana ed europea (èdi alcuni anni fa un album in cui reinterpreta canti popolari della Grande guerra), ha sposato questa musica da ballo con altri generi, anche internazionali, regalando al liscio sonorità più vicine al rock-folk contemporaneo. Un modo per rinnovare la tradizione delle nostre musiche regionali presso le generazioni più giovani dando nuova linfa. Così, le note del clarinetto in do e della fisarmonica si intrecciano con quelle della chitarra elettrica e del banjo, a disegnare un suono che guarda al mondo senza rinnegare la sua anima popolare.

Il nucleo centrale del cd , composto da sei brani, è costituito da alcuni classici del liscio rivisitati e reinterpretati come Romagna mia e Ciao mare. Alla realizzazione del disco sono intervenuti alcuni dei più rappresentativi artisti della regione, tra cui Moreno Conficconi, il leggendario “Biondo”, cantante e musicista, autore, a lungo leader dell’orchestra di Raoul Casadei; Elena Cammarone e Nicola Laterza della storica orchestra Castellina Pasi; Stefano Delvecchio, Paola Sabbatani, Gianluigi Tartaull, Marco Tadolini e Marco Bartolini, della Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli, una realtà di rilevanza europea nell’ambito della tutela dello studio della tradizioni musicali italiane; Pietro “Quinzan” Bandini, musicista, cantante, contadino, produttore di vino biologico e organizzatore del festival La Musica nelle Aie, il cui prossimo appuntamento è programmato per i prossimi 8-9-10 maggio a Castel Raniero, sulle colline intorno a Faenza. Un’occasione di vivere musica, terra, tradizione e natura. Ci saranno oltre venti gruppi di ogni regione italiana, con le loro radici, la loro anima in festa sui campi, in mezzo alle frasche, sul ciglio della strada. Si cammina (o si corre) lungo un percorso di cinque chilometri – bambini, nonni, ragai, famiglie intere – , poi ci si prende a braccetto e si comincia a saltare, a ballare, a cantare. Ci si sfama con il cibo di strada, la salsiccia e l’immancabile piadina, la pasta al matterello delle “zdaure”, la carne alla brace e la “sòpa inglesa”. Inevitabile, in una terra dall’identità forte e rigoglioso.

Carlo Petrini

c.petrini@slowfood.it

(Tratto da la Repubblica – mercoledì 21 aprile 2010)

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