speriamo sia un fiasco

Un’attesa lunga un anno ma ne è valsa la pena, finalmente il primo album ufficiale dei Radìs è venuto alla luce e noi siamo orgogliosi di poterlo battezzare a La Musica nelle Aie 2011 nella serata di sabato 7 maggio sul palco e nel pomeriggio di domenica 8 maggio nelle Aie; perchè coi Radìs ci sentiamo un po’ come parenti (scegliete voi di che grado) le loro “radici” infatti sono anche le nostre e non è un caso se quando vi girerete tra le mani la confezione del cd troverete illogo della Musica nelle Aie.

“Speriamo sia un fiasco”…ovviamente di Sangiovese, è l’augurio che i Radìs fanno a tutti, pronti a versarne il contenuto nei nostri bicchieri personali.

“Speriamo sia un fiasco” è il nostro primo album ufficiale, e riassume in 13 canzoni il lavoro fatto dai Radìs in due anni. Abbiamo cercato di fissare e trasmettere con la stessa energia che abbiamo sul palco quella che abbiamo chiamato la “musica delle radici”, ovvero un melting pot di rock acustico e musica popolare, con parole che raccontano sia di un immaginario collettivo rurale che siamo l’ultima generazione a conoscere e cercare di tramandare, sia di situazioni che ci troviamo ad affrontare nella quotidianità. Così come i testi, anche la nostra strumentazione mescola passato e presente: batteria e basso elettrico danno infatti un sostegno spesso rockeggiante a strumenti come violino, flauti, fisarmonica, bouzouki, chitarra acustica e cornamusa. Nelle musiche dei Radìs trova infatti largo impiego anche la piva emiliana, una cornamusa che veniva costruita e suonata sui nostri appennini e che, un po’ come avviene per il nostro dialetto, rischia di diventare un fossile vivente. Ma questo dialetto è la nostra lingua, le nostre canzoni sono il nostro modo di vivere, le nostre radici sono vive: circa metà di “Speriamo sia un fiasco” è cantato in romagnolo, e così ascoltando “E Mazapegul” oppure “E Géval” scoprirete cosa possono ancora combinare creature che appartengono alla superstizione, la medievaleggiante “La fìra ad Frampul” dipingerà una scenetta di vita di paese, “W la fisa” e “La Zaira” vi porteranno nella goliardica atmosfera delle osterie  della Romagna, e mentre “Adès pu basta” ci ricorda che non si vive per lavorare ma si lavora per vivere, la ballata “Sera ad Nuvembar” chiude il disco raccontando dell’importanza dell’amicizia. Ovviamente di ciascun pezzo in romagnolo c’è la traduzione in italiano, e poi ci sono le canzoni che non hanno bisogno di traduzione: “Zuppa di radici” è il nostro manifesto musicale, “Walzer in tempo di crisi” è un’ironico spaccato della nostra attuale difficile situazione lavorativa, “Girotondo” è la speranza di un domani più sostenibile senza disparità sociali, “Uomini e fate” ci ricorda di leggende contadine, “Canto funebre per un paio di scarpe” propone di continuare a viaggiare sempre… e poi c’è “Bella Ciao”, che fa comunque parte delle nostre radici.

Non sapremmo quindi come altro descrivere la nostra musica, se non… “musica delle radici”: c’è il rock, c’è il folk, ci sono influenze romagnole, irlandesi, balcaniche, antiche, contemporanee… C’è l’energia del punk e c’è la sensibilità delle ballate in cui stringersi e cantare assieme. C’è, soprattutto, la voglia di dare a chi ci conosce e a chi vorrà conoscerci, la voglia di stare insieme, di andare insieme alla scoperta delle nostre radici e di goderci il più possibile la vita nel presente.

“Speriamo sia un fiasco” quindi, ma un fiasco di Sangiovese! un titolo ironico come ironici sono i testi delle nostre canzoni, racchiusi insieme a traduzioni e foto dentro una bella confezione che ben rappresenta il contenuto del cd, interamente disegnata dall’amico Roberto Melegari in arte Robytz.

Il CD è stato quasi interamente registrato in presa diretta al Teatro Comunale di Russi (RA). Abbiamo pensato che avremmo potuto così meglio trasmettere l’energia che fa ballare e divertire la gente ai nostri concerti. Nell’arco di 3 giorni (16,  17 e 18 Aprile 2010) abbiamo suonato le nostre canzoni, registrate dal fonico ed amico Duna (Andrea Scardovi).

Il lavoro è stato poi terminato nel suo studio a Russi.

i brani:

Zuppa di Radici

E Gèval

Walzer in tempo di crisi

Adès pu basta

Uomini e Fate

La Zaira

W la Fisa

Canto funebre per un paio di scarpe

E Mazapégul

Girotondo

La Fira ad Frampul

Bella Ciao

Sera ad nuvembar

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2 commenti su “speriamo sia un fiasco

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